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Ecoresylia-EARTH
Alzare lo sguardo all’orizzonte
Quello che ci ha spinto e ispirato è lo sguardo all’orizzonte. C’è chi riforma l’esistente continuando a riverniciare gli stessi contenuti, pensando che possano diventare diversi solo perché hanno un altro colore, senza accorgersi che nulla è cambiato se non l’estetica.
E di cosa stiamo parlando?
Stiamo parlando di un’economia polarizzata a favore di centri di controllo sovranazionali che gestiscono la linearità produttiva: estrazione, trasformazione, commercializzazione. Manca appositamente lo scarto, perché quello resta alla comunità che consuma.
Questa condizione ha generato la rottura delle città verticali, accoglienti della migrazione da rurale a cittadina, per la progressiva e inesorabile chiusura delle attività che nel Novecento erano la fonte reddituale.
La responsabilità della chiusura non è solo riferibile alla globalizzazione ma, anche e soprattutto, conseguenza della terza rivoluzione industriale — energia, comunicazioni e trasporti — della rivoluzione tecnologica, dell’intelligenza artificiale, della robotica, della nanotecnologia, delle stampanti 3D: tutti elementi che hanno disgregato e stanno disgregando sempre di più le comunità nelle città verticali, creando conflitti, rabbie e impoverimento.
Ed allora qual è il domani che ci aspetta? Quale sorte avranno tutte le periferie? E quella cultura rurale fatta oggi di abitazioni abbandonate? Quei sedimi artigianali e industriali che sono diventati l’impronta di ciò che era? Cosa lasciamo davvero? Che tipi di antenati siamo? Qual è l’economia che seguiamo?
E poi guardare all’orizzonte e vedere che anche le biodiversità sbiadiscono e si estinguono; accorgersi che non c’è più il gracidio estivo delle rane, o che vedere una farfalla diventa un evento. Ed è qui che ci siamo chiesti: ma cosa stiamo davvero facendo?
Ci siamo poi chiesti se pensare a comunità integrate nel territorio fosse possibile e ci siamo accorti che no, questo non sarà possibile se, alla base di queste comunità, non si crea un’economia di prossimità solida e duratura; no, non sarà possibile se non cambia il paradigma verticale — estraggo, produco, commercializzo, scarto — a favore di un nuovo e antico paradigma dove tutto ha valore e importanza perché, come la natura insegna, non vi è scarto nella vita, dove anche la morte diviene risorsa.
E quindi abbiamo compreso che, partendo dalla storia di ogni Paese, esso può alzare lo sguardo e guardare al futuro. Abbiamo compreso che dobbiamo essere buoni antenati e che siamo esseri viventi prima ancora di umani.
Crediamo così in un nuovo Ecosistema, nella Resilienza di una Comunità e nella capacità di prendersi cura e di essere gentile nei confronti della Biodiversità che la circonda.
Ed è così che nasce Ecoresylia. Nasce per un’economia circolare che rispetti l’individuo, garantendogli una vita dignitosa, e l’ambiente, garantendo la rigenerazione naturale.
indicando la necessità di custodire insieme dignità umana e
limiti della Terra.
Ecoresylia-EARTH nasce dentro questa stessa consapevolezza,
ma la porta nel territorio, nella comunità e nella responsabilità
di essere buoni antenati (Jonas Salk / R.Krznaric).
Noi la chiamiamo semplicemente: Domani.
Comunità del
Saper Fare
Specificità, cultura ed economia di prossimità
Ogni comunità fonda la propria esistenza su elementi comuni: idioma, storia, arte, tradizioni, usanze, religione, prodotti della terra, cucina, prodotti dell’artigianato, fino ad arrivare alle leggi. Sono questi gli elementi che concorrono a definire la “cultura di una comunità” e “l’identità dei suoi abitanti”.
Una comunità si consolida quindi su queste fondamenta che, tuttavia, non sono sufficienti da sole se non vengono cementificate dall’economia che oggi chiamiamo “di prossimità”, per distinguerla da quella globale.
Quando l’economia ha iniziato a ridursi, anche le comunità hanno cominciato progressivamente a disgregarsi. Questo è un fatto non discutibile, perché rappresenta una lettura sociale, economica e culturale della storia degli ultimi cinquant’anni nei Paesi occidentali.
La domanda legittima
L’unica possibilità affinché una comunità possa rigenerarsi è quella di ricostruire una solida base economica. Ma come? Ed è questa la domanda legittima.
La nostra considerazione è che l’economia del Saper Fare non possa e non debba seguire i dogmi della globalizzazione, delle multinazionali e delle produzioni indistinte a basso costo che hanno caratterizzato la fine del Novecento e l’inizio del Duemila, soprattutto quando le vere forze in campo sono l’aggregazione umana insieme a tutti gli elementi che abbiamo definito “cultura”.
È chiaro, in una valutazione profonda, che il paradigma è diverso e che, quindi, diversa deve essere anche la soluzione.
Un famoso imprenditore visionario ci ha indicato quanto fosse importante “unire i puntini”. Per noi, questa chiara indicazione è diventata un insegnamento: l’unione di quei puntini ci ha condotto a scelte precise, che oggi si concretizzano in alcuni elementi fondamentali.
Le scelte precise
Il primo è la presenza in esclusiva per i nostri inserzionisti, così da evitare la sovrapposizione competitiva e valorizzare ogni attività nella sua specificità.
Il secondo è la creazione di una tassonomia puntuale ed estesa, capace di individuare, ordinare e rendere leggibile il Saper Fare.
Il terzo riguarda la realizzazione di algoritmi utili a diversi livelli: all’orientamento negli indirizzi di studio, all’analisi della resilienza verso il cambiamento tecnologico e alla valutazione dell’impronta umana generata da ciò che viene prodotto, realizzato e, più in generale, dalle attività umane.
A questi elementi si aggiunge una scelta di fondo: perseguire il bello, la qualità, la tradizione, l’originalità, l’esperienza e la specializzazione. Sono questi i veri riferimenti per tutti quegli utenti che rifiutano la sola logica del prezzo e che, anche nell’ambito delle professioni e dell’insegnamento, cercano specificità, competenza e conoscenza.
PromoDexx
La logica conseguenza di questo percorso è stata la creazione di PromoDexx: un catalogo digitale che ragiona sulla specificità e non sulla massificazione, sulla localizzazione e non sulla globalizzazione.
PromoDexx alza la testa e guarda al futuro, con l’obiettivo di contribuire e aiutare le comunità ad affrontare un periodo di cambiamenti profondi, radicali e, fino a poco tempo fa, persino inimmaginabili.
È così che il Saper Fare ha trovato casa. Ma, soprattutto, ha trovato il suo Rinascimento, perché possiede ancora valore e continua a indicarci dove la cultura è davvero radicata: nelle persone, nelle competenze, nelle tradizioni e nelle profonde radici delle comunità che ne fanno parte.
Territorio e tassonomia
Il Saper Fare si identifica nel territorio e nasce dal territorio che lo esprime, come accade nell’agroalimentare, nella cucina, nell’artigianato ma anche nelle professioni dedicate alle persone e alle imprese.
La struttura tassonomica che abbiamo predisposto è la più complessa e puntuale per un territorio, quello italiano, che ha come caratteristica il frazionamento. Tale condizione, voluta in fase di programmazione, ci consente di avere una struttura tassonomica particolarmente estesa, con 32.723 categorie distrettuali — retail, servizi e professioni — e 51.872 prodotti Unique tra prodotti dell’agroalimentare e prodotti dell’artigianato.
Nello sviluppo europeo queste tassonomie saranno adattate alla realtà del Paese di riferimento — Polonia, Francia, Spagna, Portogallo, Paesi Bassi, Belgio, Danimarca, Svezia, Regno Unito, Irlanda, Germania, Austria, Repubblica Ceca, Romania, Grecia e altri Paesi — consentendo così una pronta ed efficace scalabilità.
